La relazione medico-paziente come cura

metodo Ippocrates

La Fondazione Giancarlo Quarta diffonde la cultura della corretta Relazione di Cura per alleviare la sofferenza dei malati, soprattutto di quelli con patologie critiche che hanno forti conseguenze nella vita quotidiana. Sulla base di numerosi studi scientifici, la Fondazione ha elaborato il modello relazione IPPOCRATES, un ottimo spunto per tutti i professionisti sanitari che vogliono approcciarsi in modo empatico ai propri pazienti.

Cos’è il modello IPPOCRATES?

IPPOCRATES è l’acrostico di “Interventi di Premiazione e Potenziamento degli Opportuni Comportamenti Relazionali dei Medici in Ambito Terapeutico E Sanitario”.

È uno strumento molto utile per comprendere e soddisfare i bisogni dei pazienti in modo esaustivo ed efficace. Si basa sulle visite mediche centrate sul paziente, cioè quelle in cui i pazienti sono attivi e contribuiscono al lavoro del medico attraverso un dialogo aperto. In questi casi si crea una sorta di alleanza tra i due individui che, nonostante abbiano competenze diverse, cooperano al fine di individuare la terapia migliore alla malattia.

Una relazione medico-paziente così strutturata aiuta sia il malato che il professionista sanitario. Il primo può comprendere razionalmente la sua situazione clinica senza dubbi e incertezze; il secondo riesce a farsi capire con chiarezza, nonostante il linguaggio medico sia distante da quello dei malati.

Il modello IPPOCRATES si basa quindi sul concetto di efficacia relazionale, ovvero la capacità di adottare quei comportamenti che hanno la maggior probabilità di soddisfare direttamente il particolare bisogno dell’interlocutore nella determinata situazione di rapporto.

Ogni singola interazione tra il professionista sanitario e il paziente è caratterizzata da specifiche esigenze, esplicite o implicite, dette bisogni relazionali, da soddisfare nel corso di una visita medica.

I bisogni e le situazioni

I cinque bisogni relazionali del modello IPPROCRATES non sono astratti, ma si manifestano in precise situazioni sociali. Dalla situazione quindi si può dedurre quale dei cinque bisogni prevale:

  1. Comprensione: il bisogno di comprensione, di capire chiaramente sé stessi;
  2. Futuro: il bisogno del paziente di sapere cosa succederà, il percorso clinico da seguire e l’evolversi del rapporto con il medico;
  3. Privato: il bisogno di essere compreso in un clima relazionale rilassato, calmo e tranquillo;
  4. Attenzione: il bisogno di essere considerato dal medico in quanto persona;
  5. Decisione: il bisogno di sapere come agire.

Come affrontare al meglio questi bisogni e queste situazioni? I rinforzi sono la risposta.

I rinforzi

I rinforzi rappresentano ciò che il professionista sanitario dovrebbe fare per instaurare un rapporto di fiducia con il proprio paziente. Sono delle modalità di azione concrete, basate su aspetti verbali e non verbali.

Nel dettaglio i rinforzi sono di:

  1. Razionalità: spiegare e argomentare in modo razionale la situazione clinica del paziente, facendo ricorso a informazioni adeguate, esempi e vantaggi/svantaggi;
  2. Continuità: pianificare e definire le modalità di prosecuzione del rapporto medico-paziente per trasmettere sicurezza e favorire comportamenti continui positivi;
  3. Influenzamento: offrire comportamenti favorevoli come le manifestazioni di sentimenti, l’incoraggiamento e la disponibilità al fine di esprimere la vicinanza emotiva al malato;
  4. Valorizzazione: manifestare riconoscimento e concordanza per verificare il consenso del paziente, dimostrare apprezzamento nei suoi confronti e valorizzarlo;
  5. Realizzazione: presentare proposte e soluzioni, rispondere alle richieste di cambiamento e fornire istruzioni pratiche sulla terapia.

L’utilizzo appropriato dei rinforzi da parte del medico produce sempre conseguenze positive, le quali hanno un effetto benefico a lungo termine.

Conclusioni

Il modello IPPOCRATES è uno strumento operativo che migliora la relazione tra professionista sanitario e paziente perché fornisce le competenze e le conoscenze necessarie per affrontare in modo efficace i bisogni emotivi che un malato presenta. È proprio questo il fulcro della questione: i pazienti non sono il contenitore di una malattia, ma delle persone con una dignità da rispettare, comprendere e a cui relazionarsi.

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