Intervista al Dott. Gabriele Prinzi

Comunicazione medico-paziente - Intervista al Dott. Gabriele Prinzi

Qualcosa che ritenevo non potesse mancare nel mio libro, è l’esperienza diretta di un medico che utilizzi internet per il suo lavoro.

Ho avuto il piacere di conoscere il Dott. Gabriele Prinzi e ho pensato che lui fosse proprio la persona che stavo cercando: si occupa da diversi anni di informazione sanitaria, ha un linguaggio semplice e chiaro, tanto che è stato premiato dal raggiungimento di un pubblico di più di 120.000 persone che seguono la sua pagina Facebook.

Gli ho richiesto ed ottenuto la sua disponibilità per un’intervista. Una parte di questa potrai trovarla sul mio manuale strategico. Un’altra parte la condivido qui con te attraverso la trascrizione delle registrazioni audio.
Spero ti possa essere utile come esempio di semplicità e scioltezza nella comunicazione e che ti aiuti a lavorare sui contenuti che ti sta a cuore divulgare.

Manuale strategico di digital marketing medico
Marketing Medico – Manuale strategico per i professionisti del settore medico-sanitario

Di comunicazione medico-paziente e altro parlerò nel mio manuale strategico.
Se ti interessa l’argomento, continua a seguirmi su questo blog e sulla mia pagina Facebook.

Disponibile in formato cartaceo ed e-book
anche su Kindle Unlimited

Intervista al Dott. Gabriele Prinzi

Secondo te negli ultimi anni com’è cambiata la comunicazione tra medico e paziente?
Secondo me la comunicazione tra medico e paziente è di molto peggiorata. Da un lato la sanità è cambiata a partire dagli anni ’90, dal ’95, quando le unità sanitarie sono diventate aziende. Questo ha significato portare il pareggio di bilancio all’interno della natura costituzionale di questi presidi, sia ospedali che ambulatori. Questa è stata la prima rottura secondo me nel rapporto medico-paziente.
La seconda rottura del rapporto l’evoluzione è la stessa. Quando cambiò la struttura dei cosiddetti medici condotti, medici curanti, trasformandola in quella che oggi potremmo volgarmente chiamare scribacchini. Se un medico di famiglia prima conosceva tutta la storia del paziente, tutta la storia della famiglia del paziente, siamo arrivati al punto che il medico di famiglia oggi viene visto come il guardiano dei conti dello stato, piuttosto che il guardiano e il tutore della salute del paziente. In questo c’è anche un errore che non è imputabile al medico, quanto imputabile al sistema. Se io paziente chiedo di fare una visita specialistica dentro un ospedale, la visita specialistica viene inserita all’interno di liste d’attesa. Le liste d’attesa dipendono da quanti medici specialisti ci sono che fanno quelle visite e da quanti ambulatori ci sono. Così sia le aziende sanitarie che le aziende private, cioè gli ospedali privati i quali hanno un rapporto di convenzione con lo stato, fanno in modo di massimizzare gli spazi, imponendo a volte ai medici tempi di 15 minuti o 20 minuti per fare la loro visita specialistica. Onestamente Francesca, e io ne conosco tanti di specialisti competenti, bravi bravi bravi, è impossibile in 20 minuti raccogliere l’anamnesi del paziente e contestualizzarla rispetto al problema. Perché poi in quei 20 minuti devi fare delle domande veloci scrivendo al computer, devi dare delle prescrizioni veloci scrivendo al computer e quindi non c’è più magari il contatto occhio ad occhio. C’è il medico, c’è il paziente ma non ci sono gli esseri umani. In più se sei medico che lavora per il sistema sanitario nazionale in una struttura pubblica e ti danno un paziente ogni 15 minuti, poi il burnout è semplice, sia per la pressione dell’istituzione che ti dice che devi essere veloce, la frustrazione di non poter aiutare una persona e poi dubbi tipo “ma io era questo il lavoro che volevo fare?”. Noi questo non l’abbiamo mai considerato, ma io penso che molti, molti medici eccezionali e preparati, non siano messi nelle condizioni né del giusto rapporto medico-paziente, né del giusto tempo per fare la diagnosi corretta. Così spesso nella mia attività arrivano da me dopo aver visto 7-8-10 medici. Ognuno dei quali ha visto un sintomo ma non ha visto il paziente. Non ha visto il sintomo all’interno della storia clinica del paziente. Ricostruendo quel fil-rouge che noi chiamiamo clinica, che parte dalla nascita, quindi com’è nato, parto cesareo, parto spontaneo, è stato allattato, ha preso antibiotici ecc., fino ad arrivare alle manifestazioni gastroenterologiche con cui giungono chiedendo aiuto.
Secondo me, quando un essere umano chiede aiuto, tu prima sei uomo, poi sei medico e specialista. Ci sono delle basi di riconoscimento tra esseri umani così come l’educazione, che vengono espletate dall’uomo o vengono espletate dal medico e poi giustamente c’è lo specialista. Se non c’è tempo però puoi trovare solo lo specialista e quello può generare potenzialmente un errore di diagnosi e quindi un errore di terapia. Quando una terapia è inutile, molto spesso è dannosa.

Cosa ti ha spinto a cominciare ad utilizzare Facebook?
Se posso essere onesto, la pagina Facebook quando l’ho aperta, era una pagina in cui io parlavo di chirurgia, anzi si chiamava “Laparoscopia Palermo”. Era un periodo in cui nell’ospedale in cui lavoravo stavo ingranando di più come chirurgo e volevo che la gente conoscesse quello che facevo.
All’inizio della mia attività, quando ho iniziato a lavorare sulla mia pagina, è chiaro che ogni tanto io ci investivo dei soldi. Facevo delle pubblicità, specialmente quando mi occupavo di chirurgia, per fare in modo che ci fossero degli utenti attratti da quello che dicevo e magari interessati ad una visita chirurgica e ad un chirurgo esattamente come me. Quando però ci fu quel cambiamento, quello shift nel 2017 con la mia battaglia contro la prescrizione inappropriata dei gastroprotettori, io mi resi conto di una cosa: cambiò qualcosa in me, perché le risposte che ricevevo erano tantissime, allora lì mi sentii capace di dare informazioni che non dava nessuno. A quei tempi io scrivevo un post ogni due o tre giorni. Non avevo una periodicità stabilita ma incominciai a studiare perché volevo dare informazioni più precise ai pazienti. Quindi i pazienti, ma anche quelli che facevano domande nella pagina, mi obbligarono a tornare a studiare e mi arricchirono. Io per questo li ringrazio, perché le loro domande a cui non sapevo dare risposta, erano la benzina per portarmi a ristudiare o riapprofondire certi argomenti. Questo è stato accolto molto positivamente dal pubblico e la mia pagina, ripeto quasi senza pubblicità, a ottobre del 2019 contava 40000 ‘mi piace’ e una settimana fa, quindi a distanza di 4 mesi, contava 65000 mi piace. Il che vuol dire che la pagina è cresciuta del 50% nell’arco di 4 mesi rispetto ad una vita di 3 anni. Lo ritengo un feedback importante che rappresenta un valore, ciò che ogni medico dovrebbe fare quando sponsorizza la sua pagina.

Com’è cambiato il tuo lavoro da quando utilizzi Facebook? Cosa è cambiato per i tuoi pazienti secondo te?
Facebook mi ha permesso di portare informazioni gratuitamente alle persone. Le mie informazioni riguardano soprattutto la self-consciousness. Cioè io insegno alle persone a fare caso a ciò che gli fa male. Quali cibi e quali farmaci li fanno stare bene e li fanno stare male. Quindi anche se non sono miei pazienti comunque ho tantissime testimonianze di chi ha messo in pratica i miei consigli e sta molto meglio. Dall’altro lato Facebook mi ha permesso di passare dall’ambito chiuso che per esempio era Palermo e la Sicilia, dove opero da anni, a spostarmi per ricevere pazienti in quasi ogni regione d’Italia ed essere chiamato per parlare in eventi in varie città. Oggi, con l’esperienza maturata, quando mi contatta un paziente, quando vedo un paziente in ambulatorio riesco a fare delle diagnosi e passare le informazioni molto più velocemente.
Oggi sono tanti oramai i pazienti, delusi dal sistema sanitario e delusi dalla mancanza di relazione medico-paziente, che diventano ricercatori. Questi pazienti hanno magari sintomi atipici o sintomi strani per cui vengono avversati sia dal mondo medico che dai parenti e dagli amici. Però sono delle persone eccezionali per il lavoro che fanno e alla fine trovano la soluzione al loro problema e me lo scrivono sulla pagina Facebook. Questi pazienti, che pudicamente rendo anonimi cancellando i dati personali, sono quelli che poi propongo sulla mia pagina il lunedì mattina che è il giorno delle belle notizie. Quando ti dicono che seguendo i consigli gli spariscono i dolori da fibromialgia o gli si interrompe totalmente il reflusso, questo per me è un successo enorme. Io ritengo che ci sia un’enorme quantità di italiani che ricercando su internet trovano quelle informazioni che magari gli cambiano la vita nel momento in cui decidono di metterle in pratica.

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